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Raffaele Antinolfi

Ambizione e concentrazione

Fin da ragazzo ho sempre avuto l’ambizione di vivere da vincitore, non da partecipante.

Per troppo tempo avevo vissuto come molti miei coetanei, sognando e sperando in un futuro diverso, in cui poter dire di aver avuto successo e di aver soddisfatto le mie esigenze e quelle della mia futura famiglia. Durante il servizio di leva contavo i giorni del ritorno a casa con un solo obiettivo: diventare un venditore.

Nel gennaio del 1981, a due mesi dal congedo, partecipai alla mia prima riunione di vendita in uno squallido albergo di Milano davanti al muro delle Carceri. Non ricordo il nome dell’albergo ma ricordo perfettamente le facce dei miei colleghi cinquantenni; ero il più giovane, ma avevo qualcosa che loro non avevano: la fame di successo.

“Gimilio parfum” è stato il primo prodotto che ho venduto: brutto, caro e puzzolente, ma fu quel profumo che mi fece diventare, dopo sei mesi, primo venditore della rete. Con i primi utili regalai a mio padre il suo primo televisore a colori. Ricordo che rimase due giorni senza mangiare e senza staccarsi dallo schermo, impossessandosi del telecomando fino a consumarne le batterie.

Professione agente di commercio

Nel 1983, confermate le mie qualità e la decisione che la mia vita professionale sarebbe stata quella dell’agente di commercio, mi iscrissi al ruolo “agenti” e diventai un contribuente Enasarco.

Già a metà degli anni Ottanta pensavo che da soli non si possono raggiungere grandi risultati. Fu allora che cominciai a inserire risorse – o meglio, subagenti – con l’obiettivo di avere più mandati da condividere. In questo modo era possibile lavorare in zone più piccole, ottimizzando i costi di spostamento e con maggior soddisfazione per le aziende mandanti. Così, sin dall’inizio, la mia attività non ha mai avuto l’impronta da venditore solitario, ma da imprenditore che condivide strategie, obiettivi e successi.

La svolta

La svolta arrivò alla fine degli anni Novanta. Ormai il settore della profumeria aveva dato spazio alla grande distribuzione, le piccole profumerie stavano scomparendo e quelle che rimanevano compravano poco e pagavano con grande difficoltà. Avevo un gran bisogno di cambiare e tanta voglia di trovare nuovi stimoli e nuove sfide.

Nel 1999, grazie a mio fratello, che gestiva negozi di telefonia per conto di Telecom Italia, conobbi il “mondo delle telecomunicazioni”. Fu un’esplosione di successi: nei primi sei mesi guadagnavo in un mese quello che prima guadagnavo in 6 mesi. Non riuscii a portare i miei collaboratori nel nuovo mercato, preferirono rimanere nel settore profumeria, non vedendo che sarebbe stata la loro fine professionale. Io invece capii che avevo davanti la “grande occasione” e che la realizzazione del mio sogno stava diventando possibile: costruire una grande famiglia commerciale e una scuola di vendita, per insegnare cosa non si deve fare per avere successo. Avrei potuto raccontare a tutti quanti errori avevo fatto e cosa mi avevano insegnato, e grazie a questo mercato di servizi, saremmo andati avanti raccontando ad altri imprenditori sempre più storie di successo.

Una grande famiglia aziendale

Se a fianco di ogni uomo di successo c’è una grande donna, io posso dire che questa opportunità non me la sono fatta sfuggire. I primi 10 anni di questi successi sono da condividere con mia moglie. Non posso non parlare anche del grande supporto dei miei soci, che hanno portato energia, allegria e tante competenze, condividendo con me grandi successi e momenti difficilissimi. Oggi quest’azienda, che ha attraversato grandi cambiamenti, è finalmente arrivata ai nastri di partenza per conquistare una posizione di mercato, ma soprattutto ha raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissato 16 anni fa: essere una grande famiglia aziendale.